Scarcerazioni. Una campagna molto pericolosa

Riflessioni scritte da un’operatrice dello SP.IN. tratte dall’articolo di Patrizio Gonnella pubblicato su Il manifesto del 9 Maggio 2020

La campagna sulle scarcerazioni facili è ricca di imprecisioni e rischia di fare molto male alla comunità penitenziaria a partire dai detenuti che nulla hanno a che fare con le mafie. Il primo Aprile il Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione inviò nota a tutti i procuratori generali sul tema della custodia cautelare invitandoli a ridurre la popolazione carceraria. Negli ultimi due mesi si è passati da 61.000 a 53.000 detenuti circa, per consentire il distanziamento fisico necessario a contenere la diffusione del contagio da coronavirus. La riduzione è stata attuata attraverso la concessione di detenzione domiciliare e mancati nuovi ingressi grazie a provvedimenti espressi da oltre 50 magistrati di sorveglianza. La campagna mediatica fa male anche allo stato di diritto che si fonda sull’indipendenza del potere giudiziario che ha preso provvedimenti atti a ridurre il numero delle persone detenute e di conseguenze il rischio di contagio. Tra i detenuti scarcerati ci sono solo 3 perone sottoposte al 41 bis, 373 altre persone non ritenute così pericolose dalla magistratura antimafia, oltre la metà dei quali in custodia cautelare e quindi presunti innocenti. Ad oggi rimane l’emergenza sanitaria e quindi la necessità di ridurre i rischi di contagio per sovrappopolazione visto che rimangono ancora 7.000 persone in più rispetto ai posti letto regolamentari e celle in cui si vive in 6 in 20 mq. Per corretta informazione rammentiamo: 1) le misure previste dell’articolo 123 del d.l. Cura Italia sulla detenzione domiciliare sono a tempo determinato ed escludono reati di cui all’articolo 4 bis tra cui quelli di mafia 2) i provvedimenti fondati su motivi di salute possono essere modificati o revocati solo dalla magistratura 3) nella legislazione italiana non sono ammessi provvedimenti retroattivi in materia penale 4) non ci può essere norma che neghi per sempre il diritto alla salute ad alcune categorie di detenuti perché sarebbe incostituzionale. L’indignazione per la concessione degli arresti domiciliari a un 85enne malato ci fa ricordare le parole di Papa Francesco: ” Nel codice penale del vaticano non c’è più l’ergastolo. L’ergastolo è una pena di morte nascosta”.

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